Qualche anno fa ho letto un racconto in cui si ipotizzava che ogni
essere umano, alla nascita, avesse un numero di parole da poter
pronunciare stabilito, determinato, e una volta esaurito il credito di
parole sarebbe morto.
Al che ho deciso di provare ad assumere questo
come dogma, come certezza da applicare alla mia vita: non sprecar
parole, insomma.
In questi giorni mi sento un po' come credo che si
senta un pesce in un acquario: anche a ricreare il suo habitat, a
metterci tante piantine, tante pietruzze, a riempirlo di pesci amici,
resta sempre un acquario, con delle pareti di vetro.
Fuori posto, insomma.
Medito
e medito, grazie a trenitalia e a tutto il tempo che spreco ad
aspettare treni in ritardo in stazione: non ne ho più voglia, di
sprecar parole. Ecco, l'ho detto. Perché prima o poi finiscono, prima o
poi arrivo a quel fatidico momento in cui pronuncio l'ultima parola e
mi accorgo che c'è un problema, e cerco di comunicare, di chiedere
aiuto, ma la mia bocca produce solo il rumore di un accendino scarico,
qualche secondo e stramazzo al suolo.
Perciò ho deciso di non
farlo più, di non perdere tempo a dare spiegazioni se non ne vale
davvero la pena, perché infondo se il mio interlocutore non mi ascolta,
perché dovrei esaurire il mio credito cercando di farlo ragionare? Non
lo faccio, punto.
Sono un po' in fase spiritual-rivoluzionaria,
lo ammetto, ma tanta fatica per possedere oggetti che in realtà non mi
servono non vale il sacrificio del mio tempo.
Perciò ho un
progetto. Piccolo, passibile di modifiche, ma ce l'ho, e stavolta non
farò l'errore di parlarne se non a chi è degno di fiducia, perché certa
gente, oltre a non capire, ascolta solo ciò che vuole sentire, e parte
con voli pindarici fondamentalmente su un'informazione fallace.
Per il resto del tempo, aspettatevi risposte monosillabiche.
decisioni importanti
| inviato da
Sabbia il 23/7/2009 alle 11:34 | |